venerdì 24 luglio 2009

Il compito attuale dell'arte è di introdurre il caos nell'ordine. (Theodor Adorno)

Il compito attuale dell'arte è di introdurre il caos nell'ordine. (Theodor Adorno)

Prendendo spunto da questa lapidaria affermazione credo sia il caso di aprire una riflessione su gli aspetti più provocatori nel campo delle arti visive e sulle distorsioni che creano nel gusto del pubblico.


Elencare atrocità e perversioni perpetrate in nome dell'arte e della ricerca non è una faccenda che in qualche modo mi interessi, anche se mi piacerebbe fare una bella antologia che parta dai cadaveri esposti senza pudore mummificati chimicamente inertizzati in pose ridicole, ad altre installazioni o performance che vedono il corpo umano vivente praticare atti della vita quotidiana che di solito vengono relegati nello stretto ambito privato. Pertanto invito chi ne ha notizia di segnalarla.

Anche su questo c'è di che interrogarsi se faccia bene o male alla diffusione delle arti ed alla sensibilizzazione di un pubblico che si vorrebbe sempre più ampio.

giovedì 23 luglio 2009

Ma il mercato giova all'arte?

Un dilemma che potrebbe essere il centro di una lunga diatriba. Il mercato giova all'arte?



Sicuramente i produttori d'arte, per quanto nell'immaginario collettivo possono anche campare d'aria e di sogni, sono persone che in qualche modo devono pur vivere. E per vivere lavorare. Alcuni artisti fanno dell'arte un vero mestiere. La conseguenza è che per trasformare in danaro il proprio lavoro, devono necessariamente rivolgersi al mercato.



Da qui si deduce che il mercato giova all'arte.



Ma il mercato, nelle sue forme perverse, diventa un mostro fagocitante gli artisti o la loro memoria.



Prendiamo per assurdo un artista ormai scomparso. Prendiamo un mercato fiorente delle sue opere. Prendiamo un pubblico di acquirenti molto numeroso. Prendiamo un numero di opere molto basso. Prendiamo degli operatori.

...

Spero che qualcuno voglia finire da solo questo racconto perchè credo che alcuni abbiano capito dove si può andare a parare.

mercoledì 22 luglio 2009

Ars longa vita brevis

Ma quando muore un'artista?


L'arte dura a lungo ma la vita è breve. Ma quando muore veramente un'artista?

Potremmo dire che l'artista, come tutti, muore quando cessano le sue funzioni vitali, ma saremmo solo nella sfera dell'ovvio. Sarebbe forse più giusto dire che l'artista muore quando muore la sua arte, e l'arte muore quando il pubblico non si interessa più del suo lavoro. Lentamente ed inesorabilmente l'attenzione si sposta sulle opere di altri e nessuno si cura più di esporre, commerciare e proporre all'attenzione del pubblico i suoi lavori.


La vera lapide tombale potrebbe essere una semplice didascalia su una pubblicazione: "Anonimo del XX secolo".


Ma potete stare ben certi che l'immancabile diritto di seguito perseguiterebbe il possessore ancora per quasi un secolo.

martedì 21 luglio 2009

Grandi mostre in replica ed in tour? Perchè no?

Le mostre sono l'effimero. Durano qualche mese e poi muoiono lasciando pacchi di cataloghi nei Remainders, o al macero se vanno proprio male.

Altri settori dela cultura replicano, rieditano, distribuiscono nuovamente i loro prodotti. Soprattutto i prodotti più validi e che hanno reso maggiormente.

Ma le mostre?

Una mostra, quando è stata curata bene, con criteri filologici interessanti, è istruttiva, è godibile anche a distanza di anni.

Forse questa potrebbe essere una proposta provocatoria, e spero lo sia, ma mi piacerebbe vedere la mostra su gli anni trenta portata in qualche museo americano. Vedere quel bel catalogo tradotto in cinese e portato con armi e bagagli nel paese del sol levante.

Se all'estero capissero gli anni trenta, forse potrebbero apprezzare di più anche i nostri artisti contemporanei che da quelle ceneri si sono formati e che negli anni successivi hanno fatto passi da gigante.

lunedì 20 luglio 2009

l'arte è universale?

Se i filosofi si sono interrogati sull'universalità dell'arte, i mercanti spesso si interrogano sul provincialismo del mercato.
A guardare i cataloghi delle grandi aste, facilmente reperibili anche su internet, si dovrebbe pensare che l'arte sia una faccenda molto locale e che nulla si faccia per sprovincializzarla. Sono poche ed eccezionali le comparse delle star italiane sulla ribalta internazionale. Poi ci si domanda come mai l'arte italiana sia relegata, nell'immaginario collettivo estero, al rinascimento.

Se ci si preoccupa tanto di imporre il gusto italiano attraverso la moda e il design, perchè non si pensa anche a quelle forme di espressione visiva, che comunque, volenti o nolenti, hanno contribuito alla formazione a monte di quel gusto italico?

domenica 19 luglio 2009

E un chissene frega dell'arte non ci starebbe bene?

Racconto fantastico





ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale e non voluto.


:-(



Un artista debosciato, irriverente e molto arrogante muore giovane dopo aver vissuto una breve vita dissoluta ed intensa in compagnia di moltissimi amici con cui divideva tutto quello che riusciva ad avere.


Le sue pochissime opere rimangono chiuse per un lungo tempo tra le cianfrusaglie del castello della ricca zia che lo ospitava. Alcuni suoi amici sopravvivono a quel periodo di adolescenziale incoscienza e dissolutezza. Dopo molti anni e con le poche cose rimaste in mano ad alcuni collezionisti e galleristi illuminati, con l'aiuto di critici che in gioventù hanno frequentato le sue feste e condiviso la sua follia, pubblicano un libro, organizzano una mostra e creano un fenomeno. La mostra fa il giro del mondo. I più grandi musei se la contendono. L'artista scomparso diventa un eroe epico. Tutti ne parlano. Alcune sue opere compaiono in prestigiose case d'asta e battono ogni record di vendita. Le irriverenti opere diventano così uno dei più ambiti oggetti d'arte del momento. La ricca zia, che con il passare degli anni non è più così ricca e il castello si è mangiato in costi di manutenzione tutto il suo patrimonio, incalzata dalla domanda di commercianti d'arte di tutto il mondo, scende in cantina per fare un inventario. La confusione è tanta e i materiali abbandonati ridotti in qualche modo ad ammassi quasi informi lasciano intravedere pochissime opere finite, alcune iniziate, ma non finite, e tantissima materia prima. La zia, ricredutasi sul valore del compianto nipotino, incomincia una meritoria opere di catalogazione costituendo l'immancabile fondazione per la tutela e la promozione della sua arte. Detto e fatto. Migliaia di opere vengono archiviate, fiumi di soldi passano di mano in mano. Alcune opere non vengono archiviate. Fioccano le denunce e le querele degli esclusi, si lanciano strali, pettegolezzi e maldicenze. Avvocati che citano in giudizio, avvocati che resistono in giudizio, parcelle di periti che contro battono a periti, giudici a bocca aperta ad ascoltare dotte ed erudite argomentazioni sul modus operandi, sul materiale utilizzato nell'esecuzione, sula materia che canta e sull'emozione che esprime. La siae che pretende il suo giusto e meritato compenso per l'azione di mediazione obbligatoria, coatta ed irrinunciabile su diritti d'immagine e di seguito sul incremento di valore di opere la cui natura deve essere sentenziata ancora in cassazione.E l'artista? E il suo sorriso gioioso quando inzaccherato infilava con le mani tele in secchi pieni di colla e colore?





E un chissene frega dell'arte non ci starebbe bene?

sabato 18 luglio 2009

Paradossi del diritto di seguito

Con l'introduzione del diritto di seguito si potrebbe verificare una situazione a dir poco paradossale.

Essendo il guadagno proporzionato al volume di opere circolante, allora quante più opere recanti la firma dell'autore circolano tanto più l'avente diritto si trova a guadagnare.

Ma quando l'artista in vita non si è dimostrato un gran lavoratore? Quando questi invece di lavorare le sue otto ore in studio per produrre tanti capolavori ha preferito bighellonare con amici e compagni di sbronze tra una festa e l'altra? Quando il debosciato si è limitato a pochi sporadici geniali interventi in studio? Quando ormai logorato da questa vita intensa e brillante ha avuto la malaugurata idea di morire giovane? Come possono gli aventi diritto "tutelarne con profitto il genio"?
Questo non è dato da sapere per certo.
In ogni caso la la legge trova una tutela per tutti, o quasi.

Il diritto di seguito in questo caso potrebbe calmierare le ire dei "tutelatori di diritti" avidi nei confronti dei falsari.

Un facile assioma potrebbe essere enunciato così: "più falsi circolano più guadagna l'avente diritto". L'erede del debosciato fannullone si potrebbe trovare a guadagnare anche sull'opera non eseguita dall'autore. Si passerebbe quindi in una sequenza di ribaltamenti logico giuridici di ogni forma di diritto. Il falso in arte verrebbe ad assimilarsi, per certi versi, al plagio in letteratura. Infatti l'appropriarsi dell'opera altrui, definito plagio, porta un beneficio a chi appone la firma e non all'autore effettivo dell'opera. Così ora, anche in arte, l'opera falsificata e circolante a nome dell'artista potrà portare il beneficio economico al'artista stesso, oltre che al falsario. Inoltre, colmo dei colmi, il vero esecutore, il falsario, a questo punto non solo verrebbe a percepire un equo compenso per l'opera da lui eseguita, ma addirittura risulterebbe essere la figura maggiormente sfruttata e mal ricompensata per l'uso della suo talento.
Il falsario oscillerebbe tra il losco criminale ed il povero ammanuense espropriato del merito del proprio talento.
E l'arte? e la cultura? ed i diritti degli ingenui che credono in un valore artistico più che a quello economico? E quanti hanno sostenuto l'artista acquistandogli le opere per permettergli di produrne delle altre per il bene della cultura?
Concetti economici come inflazione, saturazione di mercato, occupazione di tutte le nicchie di mercato e la conquista di tutti i potenziali clienti, si adattano a produzioni industriali o a produzioni "industrializzate" di prodotti che industriali non sono.
La tutela del consumatore in questi casi è optional.

venerdì 17 luglio 2009

la legge sul diritto d'autore aiuta le arti visive?

Una domanda che dovremmo porci tutti noi (e per noi intendo tutta la comunità che si riconosce nel valore dell'arte visiva) è questa:

la legge a tutela del diritto d'autore aiuta la promozione dell'arte?



Sicuramente gli intenti del legislatore sono buoni, ma siamo sicuri che gli effetti vadano come ci si dovrebbe aspettare?


Diritto di privativa sulla pubblicazione delle imagini, diritto di seguito sono normati in favore di un progresso delle arti o sono solo dei vincoli, dei lacci, delle forme di tassazione occulta il cui beneficio marginale non compensa i danni generali che provocano?


Un interessante dossier è stato fatto da Milena Gabanelli per Report:



Si parla di musica, ovviamente, una forma di proprietà intellettuale che genera ben più ampi spazi di mercato che non il settore delle arti visive.

A leggere l'intervento rimane, come sempre, l'amaro in bocca. Ma nel nostro settore potrebbe essere anche molto, ma molto peggio.

Basta riflettere per vedere che nel nostro settore alcune incongruenze ben maggiori della spartizione di una torta fatta da eredi di autori le cui canzoni non le sente più neanche un ottantenne possono generare danni immensi per gli utenti.

giovedì 16 luglio 2009

Quanti siamo?

Se mi leggete sicuramente vi considerate dei nostri.
Che siate artisti, galleristi, critici, giornalisti di settore, collezionisti, cultori della materia, commercianti, o semplici saltuari fruitori, siete dei nostri.
Ma quanti siamo in effetti? E quanto contiamo per le istituzioni pubbliche?
I grandi numeri se tenuti nascosti non servono a fare massa critica per ottenere visibilità ed attenzione.
Se consideriamo le code alle grandi mostre evento dovremmo credere di essere veramente in tanti. Se guardiamo il numero di iscritti ai licei artistici ed alle accademie d'arte e lo proiettiamo indietro per un lasso di tempo ragionevolmente lungo in considerazione della durata media della nostra vita, dovremmo essere veramente tanti.
Ma molte volte mi domando perchè ci consideriamo solo uno sparuto drappello poco significante e non meritevole d'attenzione.
Immaginiamoci.
Contiamoci.
Pensiamoci.

mercoledì 15 luglio 2009

Uno spazio dedicato a tutte le persone che amano l'arte

Con questo blog mi piacerebbe coagulare tutte quelle forze che in qualche modo vivono l'arte figurativa come un esperienza vitale.
Sempre più spesso appare che le arti visive nel loro complesso vengano emarginate da molti ambiti della nostra società.
Le pagine sui quotidiani locali e nazionali si limitano a sporadici accenni dei grandi avvenimenti. Sempre meno spazio viene dedicato dai media e di conseguenza sempre meno persone rimangono coinvolte da questa forma di espressione culturale.

Cosa fare?

Forse lanciare messaggi in bottiglia non è certamente la risposta più efficace, ma almeno la reputo un inizio.

Se leggete questo post, datemi consigli.