giovedì 26 novembre 2015

Matisse non stimava gli italiani

Matisse non stimava gli italiani

"Se ho un modello italiano, il cui primo aspetto non suggerisce che l'idea di un'esistenza puramente animale, ...." 
                       Henri Matisse (da Note di un pittore, "La grande Revue", vol. 52, 25 dicembre 1908)

Non certamente lusinghiero Matisse con tutti i membri di una nazione. Forse alcuni italiani, come alcuni francesi o tedeschi, a guardarli non li crederesti capaci di pensieri filosofici, poetici, ma non vedo perchè dovesse dimostrare tale ostilità razzista. Forse qualche critico italiano non è stato lusinghiero nei suoi confronti?
Questo mostra che per quanto uno abbia uno spirito artistico, non sempre sia dotato di una nobiltà di spirito.

sabato 14 novembre 2015

Perchè si fanno le mostre?

Perchè si fanno le mostre?

Non certo per vendere. La gente compra opere di artisti famosi. 
Recentemente mi capita di vedere su un social network un uso intelligente di una mostra e una grande capacità di marketing applicata all'arte da un giovane artista, di cui non rivelo il nome e del cui talento artistico non entro nel merito. Non sarebbe il luogo ne il momento. Lo cito solo per elogiare la sua comprensione del mondo e la sua strategia per .... come si usa dire oggi? .... emergere? avere successo? affermarsi? 
Di una mostra collettiva riesce a farne il centro di una comunicazione altisonante. Esce un articolo su di lui in un giornale locale. Rilancia l'articolo sui social. Ha un chiaro concetto di cosa sia il marketing e lo usa al meglio. Non interessa al momento come abbia fatto per ottenere la visibilità della stampa, quello che importa è vedere come si usa una mostra.



Molti artisti non hanno capito l'uso strumentale delle mostre. Pensano che l'obbiettivo sia fare una mostra, poi raggiunto l'obbiettivo si aspettano i risultati. Risultati che potrebbero tradursi in vendite o plausi della critica, o onorificenze e quanto la fantasia, un po' infantile, li spinge ad immaginare.
No. Non è così. Il nostro artista saggio sa che lui è uno dei tanti e che ogni occasione deve essere sfruttata al massimo per far parlare di se. Non in termini scandalistici, intendiamo, ma positivi. Affermare il proprio nome ed associarlo ad un lavoro artistico serio e perseguito con sistematicità, convinzione e caparbietà.
Tanto di cappello. 
Complimenti.

venerdì 13 novembre 2015

Frammenti da Henri Matisse, Susanne Langer e Adolf Loos




Henri Matisse aveva le idee chiare. Ha lasciato opere e pensieri coerenti che dovrebbero essere di guida e spunto per molti artisti anche oggi. Spesso mi capita di vedere delle opere che hanno troppo dentro. Sono troppo piene. La composizione si soffoca da sola. Sapersi fermare per tempo è un arte.



Matisse ci nobilita anche il concetto di decorativo che per anni è stato sinonimo di lezioso, banale, superficiale. Eppure un dipinto deve essere anche decorativo. La decorazione è qualcosa di insita nell'arte, ne è partecipe in qualche misura. Comunque questa decoratività non è fine a se stessa, ma è funzionale all'espressione di un sentimento. Matisse sembra quasi anticipare di mezzo secolo i pensieri di Susanne Langer che, raccolti in un volume intitolato "Sentimento e forma", hanno dominato la scena del dibattito artistico nella seconda metà del novecento.
Non per questo ci si deve concentrare solo su virtuosismi "formali". 
Esistono aspetti della decorazione che comunque sono deleteri e privi di contenuto. Potremmo definirli fini a se stessi. Adolf Loos nello stesso anno (1908) in cui Matisse scriveva queste note ci redarguisce e ammonisce contro l'ornamento. Nel suo manifesto "Ornamento e delitto" non lascia scampo: " Per me non ha valore l’obiezione secondo cui l’ornamento può aumentare la gioia di vivere in un uomo colto..."
Dobbiamo pensare quindi ad una via diplomatica atta a conciliare e trovare quell'equilibrio che anche Langer ci invita a trovare.

mercoledì 11 novembre 2015

Il re si scopre nudo

Il re si scopre nudo

Artnet pubblica una dichiarazione di Jerry Saltz in cui si mette in evidenza che solo l'uno per cento dell'uno per cento dell'uno per cento fa soldi con l'arte.
Una rivelazione superficiale, approssimativa, ma vera nella sua essenzialità.

Il mercato dell'arte è come l'arte stessa: incomprensibile!!

Per meglio dire: il mercato dell'arte non è assimilabile a quello di altri settori merceologici. La peculiarità del prodotto lo rende unico ed irripetibile.

Tempo fa mi domandavo su twitter, un po' retoricamente, se una vendita importante possa portare dei benefici anche agli operatori "minori" che guardano da lontano e dal basso i "giochi dei grandi". 
Di vendite multimilionarie ce ne sono a iosa, ma di ricadute verso il basso non altrettante.

Una volta ero aduso rappresentarmi il sistema dell'arte come una monade, o meglio, come un "sistema chiuso ed isolato". Una sorta di analogia con i sistemi degli enunciati di fisica, tanto per intenderci. Così, per capire il mercato dell'arte, prima si dovevano capire i principi della fisica elementare, e più propriamente quelli della termodinamica. Se il "sistema dell'arte" è un sistema chiuso ed isolato nulla può entrare e nulla può uscire. Pertanto, al suo interno, tutto può solo concentrarsi o distribuirsi. Tutto si trasforma in considerazione delle proprie dinamiche interne. Il sistema non può crescere ne diminuire. 

In questa visione ideale come potremmo inquadrare la vendita per 170.000.000$ di un dipinto di Modì?


Sicuramente non un accrescimento, visto che il sistema è chiuso ed isolato. Dovremmo quindi considerare questo evento solamente come una azione atta alla concentrazione delle risorse economiche a discapito di altri fenomeni maggiormente dispersivi.
Ma oggi come oggi, il mercato dell'arte non è più così isolato. Esso è partecipe e partecipato da una pluralità di "mercati" che si muovono in tutte le direzioni con repentini ed improvvisi cambiamenti. Tale cambiamento non so quando sia avvenuto, ma sicuramente qualcosa è successo. Forse quando è stato venduto il primo Van Gogh da record: "i girasoli". Ricordo quanto  scalpore fece quella vendita allora per una cifra che oggi ci lascerebbe del tutto indifferenti. Ma poco importa quando. Quello che importa è che si sono aperti dei buchi che fanno entrare ed uscire risorse dal sistema. 

Allora, si torna alla domanda originale: le vendite a prezzi record portano dei benefici anche ad altri operatori?

La vendita record soddisfa prevalentemente tre soggetti: venditore, acquirente, e non ultimo il mediatore. ... e gli altri?

Un dubbio mi sovviene ... Nel 1990 sono scaduti i diritti d'autore sulle opere di Modigliani. Ma se la legge che tutela i diritti patrimoniali, soprattutto con il diritto di seguito, fosse ancora valida? Se nel caso di decadenza per limiti di tempo questi diritti venissero un po' spalmati su quanti oggi provano a rinnovare il mondo dell'arte con lo studio, l'esecuzione, la produzione, la divulgazione, la critica, etc., non si riuscirebbe a portare un po' di equità nel sistema. Dopotutto se si torna ad un immagine rappresentativa di un sistema chiuso una così forte concentrazione comporta una enorme sottrazione di risorse a discapito di altri.

Pertanto siamo al punto di partenza. I record d'asta fanno bene o fanno male?

Più probabilmente viviamo in mondi paralleli ed intangibili dove noi novelli Sisifo continuiamo a lavorare per ridurre i buchi del sistema che portano la dispersione, a quell'aumento dell'entropia che prima o poi cancellerà tutto. Noi che siamo in quel 99,99999% che cita Jerry Saltz in quel suo accorato sfogo..